Chi è lo scommettitore italiano: profilo demografico 18-34 e dati Eurispes 2025

Indice dei contenuti
- Profilo dominato dalla fascia 18-34: cosa significa per il rugby
- Dati Eurispes 2025: l’identikit di un mercato giovane
- 18-24: la metà delle nuove aperture conto del 2024
- Distribuzione per sport: perché il rugby resta una nicchia
- Gioco problematico: 1,5 milioni di italiani in zona di rischio
- Quale pubblico realmente scommette sul rugby in Italia
- Domande frequenti
Profilo dominato dalla fascia 18-34: cosa significa per il rugby
Il dato che apre qualunque analisi seria del mercato online italiano è uno solo: il 75% dei conti gioco attivi nel 2025 appartiene a persone tra i 18 e i 34 anni. Non è un dettaglio sociologico – è la chiave che spiega l’80% delle scelte di prodotto dei bookmaker ADM, dalla mobile-first user experience al peso crescente del live betting fino all’importanza della comunicazione bonus-driven. Su nicchie come il rugby questa asimmetria pesa ancora di più, perché il pubblico storico dello sport ovale in Italia è anagraficamente più vecchio e meno digitalizzato del pubblico-tipo del betting online.
L’Eurispes nel Rapporto Italia 2025 ha quantificato anche un altro dato cruciale: oltre 1,5 milioni di italiani manifestano forme di gioco problematico, con concentrazione marcata proprio nella fascia 18-34. Capire chi è lo scommettitore italiano oggi serve a due cose. Primo, scegliere bookmaker che parlino una lingua coerente con il proprio profilo di età ed esperienza. Secondo, riconoscere quando le caratteristiche demografiche del proprio gruppo statistico aumentano il rischio di comportamenti compulsivi e attivare in tempo gli strumenti di tutela.
Dati Eurispes 2025: l’identikit di un mercato giovane
L’Eurispes nel Rapporto Italia 2025 ha tracciato una fotografia che sorprende solo chi si era fermato ai dati del decennio scorso. La fascia 18-34 anni rappresenta il 75% di tutti i conti gioco online attivi sul territorio nazionale. Tradotto in numeri assoluti, considerando un parco conti attivi che a fine 2024 superava i 5 milioni di unità, parliamo di circa 3,75 milioni di utenti giovani contro poco più di 1,2 milioni di utenti over 34. Una proporzione di tre a uno che cambia tutto.
Dentro la stessa fascia 18-34 il 50% dei conti appartiene a soggetti tra i 18 e i 24 anni – il segmento più giovane in assoluto, neomaggiorenni o studenti universitari. Significa che il bacino “core” del betting online italiano non è il quarantenne abitudinario di vent’anni fa con la schedina cartacea, ma il ventenne nativo digitale che apre il primo conto gioco nei mesi successivi al diciottesimo compleanno. Questo profilo determina tutto: il device di accesso (smartphone in oltre l’85% delle sessioni), il tipo di mercato preferito (live, multiple, marcatori), la sensibilità al bonus di benvenuto come fattore di scelta dell’operatore.
Il presidente Eurispes Gian Maria Fara ha riassunto la trasformazione dicendo che il giovane scommettitore italiano è oggi un consumatore digitale a pieno titolo, con dinamiche più vicine al gaming che al betting tradizionale. È una frase che racchiude la mutazione antropologica del settore: il punto di accesso non è più il bar tabacchi, è l’app dello smartphone aperta sul divano durante una partita di Serie A trasmessa in streaming. Per il rugby questo è insieme un’opportunità – il pubblico nuovo è raggiungibile via digital marketing – e una sfida, perché il rugby italiano deve fare i conti con ascolti betting strutturalmente diversa da quella del rugby tradizionale.
18-24: la metà delle nuove aperture conto del 2024
Il dato più significativo del 2024 sul fronte demografico è la quota di neoaperture conto attribuibili alla fascia 18-24 anni: circa la metà del totale annuo di nuovi conti gioco è stata aperta da utenti in questa specifica fascia, con punte oltre il 55% nei primi sei mesi dell’anno. Significa che il ricambio del bacino utenti italiano si nutre quasi esclusivamente di neomaggiorenni e giovanissimi adulti, mentre l’ingresso di nuovi scommettitori adulti maturi è marginale.
Le cause sono note. Da un lato la digital nativity assoluta della Generazione Z rende l’apertura di un conto online un’azione banale, paragonabile all’iscrizione a una piattaforma streaming. Dall’altro la pubblicità sportiva – anche dopo il Decreto Dignità che ha vietato gli spot diretti dei concessionari – ha trovato canali alternativi: sponsorizzazioni di squadre estere visibili in Italia, content creator e streamer che monetizzano contenuti betting, ambasciatori sportivi con ampio seguito sui social. Tutto questo intercetta esattamente la fascia 18-24.
Per i bookmaker ADM la conseguenza pratica è una concentrazione fortissima di risorse di marketing sull’onboarding del neomaggiorenne: bonus di benvenuto sempre più aggressivi, processi di registrazione semplificati, app dedicate al primo conto. Per il legislatore la conseguenza è invece un campanello d’allarme: la fascia che apre i conti è anche quella più esposta a comportamenti problematici, e l’Osservatorio sul gioco patologico dell’Istituto Superiore di Sanità ha più volte segnalato come l’esordio compulsivo si concentri proprio tra i 19 e i 25 anni.
Distribuzione per sport: perché il rugby resta una nicchia
Il quadro degli sport preferiti dagli scommettitori italiani conferma una gerarchia che tutti gli operatori conoscono e che il rugby deve guardare in faccia senza illusioni. Il calcio assorbe circa il 75% della raccolta scommesse sportive online, il basket si attesta intorno al 10%, il tennis al 7%, gli eSports sono cresciuti oltre il 40% anno su anno arrivando a competere come quota con sport tradizionali, e tutto il resto – rugby, pallavolo, sport invernali, sport americani – si divide il rimanente 5-7%.
Dentro questo “resto”, il rugby occupa una posizione paradossale. Non ha il volume del calcio né la presenza tv del basket né l’hype crossover degli eSports. Ha però due caratteristiche che lo rendono attraente per un sottoinsieme molto specifico di scommettitori: il payout medio è strutturalmente più alto rispetto al calcio (i tornei top come Sei Nazioni e TOP 14 superano stabilmente il 91-92%, mentre il calcio top tier si ferma all’88-90%), e i mercati offrono asimmetrie informative sfruttabili da chi conosce davvero il prodotto.
Il rugby attira quindi due segmenti molto diversi della fascia 18-34. Il primo è il giovane appassionato – spesso ex giocatore o frequentatore di club – che riconosce nel rugby uno sport “tecnico” da scommettere con criterio, lontano dalla folla del calcio. Il secondo è lo sharp del betting che cerca margini superiori e accetta volumi inferiori in cambio di payout migliori. Entrambi i profili sono minoritari ma molto fidelizzati, ed è per questo che i bookmaker ADM mantengono palinsesti rugby ricchi nonostante la quota di mercato modesta: il rugby non genera volumi ma genera utenti di valore.
Gioco problematico: 1,5 milioni di italiani in zona di rischio
Il dato più pesante che emerge dal Rapporto Eurispes 2025 è la stima di 1,5 milioni di italiani con forme di gioco problematico, di cui una quota significativa concentrata proprio nella fascia 18-34. Il presidente Eurispes Gian Maria Fara ha sintetizzato la dinamica spiegando che la diffusione del gioco online ha reso la barriera d’ingresso al gioco problematico più bassa che mai, perché l’app sostituisce la sala scommesse e annulla il filtro fisico-temporale che un tempo regolava la frequenza di gioco.
Tradotto: scommettere su un cartellino giallo nel TOP 14 alle 21 di sera, dal divano, durante uno streaming, è un’azione che richiede tre tap su uno smartphone. Vent’anni fa la stessa azione richiedeva di uscire di casa, raggiungere un’agenzia, riempire una schedula cartacea. La frizione era un argine. Oggi quell’argine non c’è più, e per la fascia 18-34 – quella che ha sempre vissuto in un ambiente smartphone-first – la distinzione tra gioco ricreativo e gioco compulsivo si fa più sottile.
I segnali di allarme che la letteratura clinica italiana ha codificato sono noti: aumento progressivo della puntata media, incapacità di interrompere una sessione dopo una perdita significativa, rincorsa con multiple ad alto rischio, ricorso a finanziamenti per coprire perdite, isolamento sociale legato all’attività di gioco. Su nicchie come il rugby – dove la volatilità è strutturalmente alta per via di mete improvvise e swing di handicap – la rincorsa diventa particolarmente insidiosa: una giornata storta nel Sei Nazioni può cancellare in tre ore un mese di gestione attenta del bankroll.
Il sistema italiano ha messo in piedi strumenti di tutela serissimi: il Registro Unico degli Autoesclusi gestito da ADM, la possibilità di fissare limiti di deposito e di puntata in autonomia, gli strumenti di time-out, l’obbligo per i concessionari di mostrare il saldo cumulativo di sessione. Sono strumenti che funzionano, ma funzionano solo se l’utente li conosce e li attiva. La prevenzione non si delega al bookmaker – si gestisce in prima persona, con consapevolezza del proprio profilo demografico e dei rischi specifici dell’età.
Quale pubblico realmente scommette sul rugby in Italia
Mettendo insieme tutti i dati, l’identikit dello scommettitore rugby italiano del 2026 si compone così. È prevalentemente uomo, tra i 22 e i 38 anni, con una formazione media o medio-alta e un reddito mediano. Ha aperto il conto gioco tra il 2018 e il 2023, scommette principalmente da smartphone, ha un secondo conto su un operatore alternativo per confrontare quote. Segue il Sei Nazioni in modo religioso, conosce i nomi delle franchigie URC, sa cosa sono Benetton e Zebre, e nei weekend di doppio turno tra Champions Cup e TOP 14 può arrivare a giocare 8-10 schedine multiple.
È un pubblico piccolo in valore assoluto – probabilmente non più di 80-120 mila utenti attivi mensili sul rugby in Italia – ma molto qualificato e fedele. È la ragione per cui anche bookmaker focalizzati sul calcio mantengono presidi seri sul rugby: il loyalty rate è superiore alla media, il churn rate è inferiore, e la lifetime value di uno scommettitore rugby è più alta di quella di uno scommettitore generalista. Per chi entra in questo segmento, il vantaggio è poter contare su payout sopra la media e su un ambiente competitivo dove la conoscenza tecnica del prodotto fa ancora la differenza.
Per chi vuole approfondire gli strumenti pratici di tutela, il pezzo dedicato a gioco responsabile e strumenti specifici per il rugby entra nel dettaglio operativo del RUA, dei limiti di deposito e delle risorse di aiuto disponibili in Italia.
Domande frequenti
Quanti italiani scommettono regolarmente sul rugby?
Stime di mercato indicano un bacino di 80-120 mila utenti attivi mensili sul rugby in Italia, su un totale di oltre 5 milioni di conti gioco online. Il rugby pesa circa l’1-2% della raccolta sportiva totale, ma con loyalty rate superiore alla media e payout strutturalmente più alti rispetto al calcio. Il pubblico è concentrato nella fascia 25-40 e cresce nei weekend di Sei Nazioni e finali Champions Cup.
Quali strumenti di tutela offre ADM ai giovani scommettitori?
ADM mette a disposizione il Registro Unico degli Autoesclusi (RUA) per il blocco totale dei conti gioco, limiti di deposito personalizzabili dall’utente, possibilità di autolimitazione su singola puntata, strumenti di time-out per pause programmate. I concessionari sono obbligati a mostrare il saldo di sessione cumulativo e a verificare l’identità con documenti per evitare account intestati a minorenni. Per la fascia 18-24, particolarmente esposta, gli strumenti vanno attivati in fase di onboarding, non dopo i primi segnali di problema.
Scritto dal team di «Scommesse Rugby».